Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Anna Karenina - un film di Bernard Rose

Per qualche ragione, le scene dell'epilogo sono state tolte come video mantenendone però l'audio sui titoli di coda: non so se la colpa è di droghe particolari consumate dalla gente della medusa nel periodo in cui hanno distribuito il film e/o realizzato questa edizione dvd.

Le memorie di Barry Lyndon - William Makepeace Thackeray

Il Capolavoro cinematografico di Stanley Kubrick manterrà una relativa fedeltà allo spirito e, in parte, al testo del Romanzo, anche se fin da subito prende una forte distanza scegliendo un narratore in terza persona invece della prima persona del Libro: su quest'ultimo punto mi soffermo in questa mia breve recensione. Essendo il Romanzo narrato, come detto, in prima persona dal suo protagonista, diventa fondamentale prendere con le pinze le sue memorie, cercando di filtrare nella sua auto-agiografia, in cui le auto-critiche non hanno il sapore sincero dell'ammissione di colpa ma danno l'impressione di puntare su una finta modestia volta ad auto-celebrarsi quanto se non più dei passaggi esplicitamente vanitosi, quel che davvero succede. Da questa lettura tra le righe, emerge un personaggio ancor più detestabile rispetto al suo corrispondente kubrickiano, la cui arrampicata sociale viene dipinta con una certa freddezza, quasi (ma non completamente) cinica. Il suo rapporto con Lady Lyndon lascia intravedere risvolti inquietanti, accennando senza dichiararlo apertamente a una manipolazione psicologica perversa, a un dominio patriarcale tirannico e, addirittura, a violenza fisica.
Chiudo, intanto, qui queste mie riflessioni, consigliando vivamente la lettura di questo Libro, fornendo ulteriori chiavi di lettura del Classico di Kubrick.

5: Il verme conquistatore - di Mike Mignola

La mitologia che gira intorno al Personaggio si espande ulteriormente e, come dice anche Guillermo del Toro nell'introduzione, anche i vari personaggi vengono approfonditi in sfumature psicologiche sempre più sfaccettate: per certi versi qui si arriva a un punto di congiunzione con ciò che poi Hellboy diventerà nelle mani cinematografiche del citato del Toro, anche con anticipazioni, nel finale, a The Golden Army (che Mignola non amerà molto), con una sentita sfiducia nei confronti delle autorità, e non mi riferisco soltanto all'odio del Protagonista per i nazisti (cosa che oggi qualche coglione, non senza lacrime, definirebbe "woke" e/o "terrorismo antifa").
Forse una delle storie più intriganti di Hellboy.

Esercizi di stile - Raymond Queneau

Si tratta di una serie di novantanove variazioni di un breve testo, con trama volutamente banale: le variazioni sono di varia tipologia, da giochi prettamente letterari a rielaborazioni di stile e genere letterario, tutte molto interessanti, alcune particolarmente simpatiche. Che non sia un lavoro contemporaneo si sente, soprattutto quando si vanno a parodiare slang specifici, ma nel complesso è ancora oggi un lavoro stimolante.

Un piano semplice - Scott Smith

Romanzo alla base dell'omonimo (in inglese) Film di Sam Raimi.
Smith, sceneggiando egli stesso la trasposizione, dimostrerà di avere una buona capacità di modificare, anche in modo significativo (una certa uccisione viene ritardata nel Film, con modalità differenziata), il suo stesso materiale, rendendolo più funzionale alla fruizione cinematografica: questo porta ad avere due Opere, a mio avviso, sostanzialmente di pari qualità e complementari nel loro rapporto, cosa che apprezzo sempre quando accade.
Il romanzo ha modo di approfondire le psicologie dei personaggi, in particolare del protagonista, che narra o, meglio, confessa (come in un diario che, al contempo, si vuole pubblicare ma si sa dover tenere nascosto) la vicenda in prima persona, facendoci respirare a 360° lo sprofondamento tragico nell'autodistruzione morale che il "piano semplice", ma dalle conseguenze sempre più imprevedibili, provoca. Già qui si intuisce come Hank, il protagonista, e Sarah, la moglie, pur presentandosi all'inizio come una coppia razionale e tutt'altro che avida, sia in realtà molto più suscettibile all'avidità di Jacob, fratello del protagonista, e del suo amico Lou, più disperati che realmente avidi. La razionalità di Hank e Sarah, inoltre, verrà via via sempre più deviata e strumentalizzata per giustificare ogni azione crudele commessa, come si vedrà anche nel Film.
Sempre come nel Film, più che a odiare i personaggi principali, si arriva a provare una completa pena nei loro confronti, riconoscendo in loro, forse, la mostruosità che potenzialmente cova nel nostro animo.
Una lettura vivamente consigliata, così come è consigliata la visione del (sottostimato) Film di Raimi.

Kiki - Elio Kadono

Rispetto all'opera cinematografica di Miyazaki, questa ha una struttura molto più episodica e meno "direzionata". Inoltre, il tono generale è qui molto più strettamente (pre)adolescenziale e spensierato, senza quegli sprazzi di forte dubbio che attraverseranno il lavoro di Miyazaki. Per questi motivi ritengo la trasposizione animata più interessante e coinvolgente (a titolo personale) rispetto alla base letteraria, un po' come mi accadde con Il castello errante di Howl (anche se lì il "problema" era una divisione più tradizionale tra personaggi buoni e cattivi).
Detto ciò, come libro per ragazz è comunque molto ben scritto, trascinando l'attenzione dell'individuo lettore, e tratta inoltre con una certa intelligenza tematiche come la crescita.
Una buona lettura, quindi.

Drive - James Sallis

Romanzo alla base dell'omonimo Film di Nicolas Winding Refn.
L'Opera refniana (sceneggiata da Hossein Amini) cambierà molto la narrazione rispetto a quella sallisiana, ma più che uno snaturamento assistiamo a una rielaborazione personale, sul piano soprattutto registico, del materiale originario, da cui comunque riprende diverse immagini e suggestioni, oltre che i vari personaggi, dai destini spesso mutati.
Comunque, il Libro di Sallis è impostato secondo un modello Noir non convenzionale, costruendo la narrazione non seguendo un codice lineare ma una sorta di flusso di ricordi che, mescolando "presente" e "passato", aiutano noi che leggiamo a entrare sempre più in intimità con il sentire del Protagonista, e di altri Personaggi. Siamo (fortunatamente) molto lontan dalla spacconaggine cafona del pulp più o meno di serie b, dove la violenza è furbescamente narrata con un'ambigua sospensione tra celebrazione machista e condanna moralisticamente legalitaria: la violenza qui è molto presente, a volte anche anticipando fatti non direttamente "mostrati", ma si porta dietro più domande e fatalismo che altro.
Fondamentale è la costante immersione nel Mondo del Cinema e dei suoi Linguaggi, sia per quanto riguarda i "prodotti" finiti (film, ma anche sceneggiature) sia per quanto riguarda lo slang delle persone addette ai lavori.
Insomma, è un Romanzo straordinario, ma penso che Refn in regia e Hossein Amini in sceneggiatura abbiano fatto molto bene a prenderne le distanze, creando così tra i due Lavori un rapporto simbiotico che io, personalmente, tendo sempre ad apprezzare molto di più della trasposizione in senso stretto.

Il braccio violento della legge - Robin Moore

Pur trattando di un caso reale, la costruzione narrativa è impostata quasi come un romanzo: questo probabilmente serviva per rendere più avvincente la lettura, ma sulla mia persona ha avuto lo sgradevole effetto di assistere a una celebrazione delle forze di polizia attraverso un linguaggio pulp che, personalmente, non amo moltissimo nei libri.
Comunque, la storia è sicuramente interessante e, nonostante poi l'Opera cinematografica di Friedkin si prenderà grosse libertà narrative, alcune scene suggestive, come il saluto fatto con la mano sulla metro da un grosso trafficante francese ai poliziotti che lo inseguono, sono prese direttamente da questo resoconto.

L' idiota - Fëdor Dostoevskij

La lettura nasceva dalla curiosità di fare un confronto con la (purtroppo tagliata dalla produzione e, temo, irrecuperabile nella versione originale) trasposizione cinematografica di Kurosawa Akira, quindi partirò da questo confronto per costruire la mia riflessione (breve, perché mi imbarazza cercare di recensire un Classico della Letteratura). In sostanza, Kurosawa trasporterà con una fedeltà il Romanzo, cosa sorprendente visto il cambio di ambientazione (dalla Russia ottocentesca al Giappone post-seconda guerra mondiale), la necessità di condensare il corposo materiale in un film (seppur lungo) e i tagli imposti dalla produzione. Resterà inoltre intatto il fulcro tematico del Libro, ovvero il ritratto di una persona la cui bontà totale non può non tradursi in una profonda, scandalosa ingenuità. Il Film di Kurosawa metterà inoltre in luce il carattere benevolo del Protagonista, chiudendosi con un Finale amaro ma dolce, mentre il Romanzo si chiude non dico in cinismo (credo che Dostoevskij fosse avverso a questo atteggiamento) ma sicuramente in pessimismo, anche polemico. Si metterà inoltre in luce la natura di vittima di Nastàs'ja Filìppovna/Taeko Nasu, mentre si stempererà il lato più crudele di Agláya Ivánovna/Ayako.
Comunque, Dostoevskij conferma di essere una lettura, nonostante la sua fama di "mattone", decisamente molto scorrevole: solo i nomi dei personaggi, a volte, appesantisce un po' il tutto e, se si tende ad alternare più letture "insieme" (come faccio io, probabilmente per follia, forse per arroganza pseudo-intellettuale, magari per ingenuo entusiasmo), questo può rendere difficile riavvolgere il filo del discorso, ma bastano sempre poche pagine per tornare a re-immergersi nel ricco mondo di personaggi tanto "normali" quanto "inusuali", nei discorsi complessi ma scorrevolissimi e nelle azioni al contempo banali e avventurose che si sviluppano.
E con questa chiusura infantile termina la mia "recensione".

The prestige - Christopher Priest

Il Regista di Memento, co-sceneggiatore insieme al fratello Jonathan, apporterà diverse modifiche alla narrazione, la più vistosa delle quali è l'assenza di una cornice narrativa in cui due eredi, rispettivamente, di Borden e Angier si ritroveranno per cercare di svelare il mistero di un evento della loro infanzia e, per farlo, leggeranno i diari dei loro antenati.
Ulteriori differenze riguardano elementi specifici dei due differenti "prestigi" (soprattutto quello di Angier presenta una forte divergenza, con un effetto più "spettrale" nel Libro e più inquietante nel Film) e i motivi alla base della rivalità tra i due prestigiatori: nella narrazione di Borden ho quasi avuto l'impressione che le personalità dei due protagonisti vengano per certi versi scambiate nel Film, con Borden che da "tradizionalista" della prestigiazione nell'Opera di Priest diventa un "provocatore" in quella di Nolan e, viceversa, Angier che, da "provocatore" (e persino spiritista, in una parentesi professionale) nel Romanzo si "converte" a "istituzionale" nel Film.
Altro elemento di smarcamento tra Romanzo e Film si trova nella struttura, perché il primo è costruito "à la Rashomon", con prima la narrazione secondo il punto di vista di Borden e poi secondo quello di Angier, mentre il Film monterà in parallelo i due sguardi, però questa a mio avviso è una differenza quasi inevitabile considerando le specificità della Letteratura e del Cinema.

Comunque, va detto che le differenze "narrative" tra i due Lavori non si traduce in uno snaturamento del materiale letterario nel mezzo cinematografico ma, e questo prova l'autorialità (seppur altalenante nell'effettiva qualità filmografica), di Nolan, che di fatto riuscirà, nel suo Film, a rielaborare il materiale di Priest assorbendolo completamente nella propria Poetica, ottenendo come risultato uno dei suoi Lavori in assoluto migliori insieme a Memento. Inoltre, bene o male, a parte per l'epilogo la soluzione del duplice "enigma" resta sostanzialmente invariato, così come la scelta di svelare entrambi i misteri soltanto sul finale, seppur seminando indizi qua e là, anche e soprattutto nel "non detto".
Tornando all'Opera di Priest, ho apprezzato moltissimo la scelta di "interpretare" i due protagonisti costruendo i due diari su due stili totalmente differenti, auto-conflittuale da un capitolo all'altro per quanto riguarda il resoconto di Borden, meticoloso se non addirittura "pitimo" (ma con chiusura "a sorpresa") per quel che riguarda la storia di Angier. Va sottolineato che anche i capitoli incentrati sui personaggi eredi dei due illusionisti presentano una caratterizzazione unica: l'erede di Borden sembra che stia avendo un monologo interiore, quella di Angier entra, come intermezzo tra i due antenati, nel vivo di un discorso rivolto direttamente all'altro, per poi trasformarsi in narrazione in terza persona nella chiusura.
A livello tematico, Priest fa sentire molto bene il Tema della rivalità sviscerandone l'inutilità e l'auto-dannosità, sia in passaggi impliciti sia in discorsi espliciti. Si respira anche, o almeno io l'ho respirata ("faziosamente"), una critica alla competizione: interessante è notare come, tanto Borden quanto Angier, esprimano una visione molto positiva dei rapporti che stringono con gli individui con cui collaborano (professionalmente, ma anche sentimentalmente), mettendo in luce l'aspetto cooperativistico del mondo dell'illusionismo. Per contrasto, la loro rivalità porta, come accadrà anche nel Film, a compromettere i risultati di entrambi i personaggi, danneggiando anche l'impatto col pubblico (un altro aspetto affrontato nel Romanzo è proprio la questione del pubblico). Rilievo particolare viene dato anche alle questioni economiche, con Angier che, nel suo diario, arriva arriva ad annotare alcuni incassi annuali dei suoi spettacoli.

Chiudendo, The Prestige si è rivelato un Romanzo molto avvincente, complementare all'altrettanto riuscito Film, e quindi mi auguro in futuro di poterlo rileggere in inglese.

Anche perché la traduzione presentava diversi refusi.

Nightmare Alley - William Lindsay Gresham

Ispirazione per i film omonimi di Edmund Goulding (uscito nel 1947, l'anno dopo quello di pubblicazione del Romanzo) e di Guillermo del Toro (del 2021).
Tra i due adattamenti, quello di del Toro è decisamente il più fedele, soprattutto nell'epilogo, ma in entrambi, pur respirandosi una certa critica allo sfruttamento insito nel sistema capitalista, si evita di entrare troppo esplicitamente nel politico e, soprattutto, nel religioso: infatti, nel Libro, Stan decide di trasformare le sue inclinazioni da "mentalista" in una chiave spiritualista con tanto di titolo di reverendo. Dal film del 1947, post-seconda guerra mondiale, questa mitizzazione del contenuto politico me lo aspettavo, ma non da del Toro, che se non ricordo male è dichiaratamente anarchico e che ha realizzato Opere esplicitamente anti-autoritarie e anti-fasciste: pensavo, quindi, che la sua trasposizione fosse fedele a una scelta di Gresham di portare avanti in maniera simbolica e nascosta i propri ideali (Gresham aveva partecipato alla guerra civile spagnola e in un capitolo troviamo, come unico personaggio forse realmente positivo, un comunista nero).
Comunque, il Romanzo riesce a costruire molto bene un discorso critico verso la società occidentale e il suo impianto di sfruttamento, fondato su un (anti)ideale di egocentrismo e competizione che inevitabilmente sprona gli individui a considerare le relazioni interpersonali non come occasione di arricchimento reciproco ma come legami da usare per il proprio tornaconto (economico), il tutto rincorrendo non una vera e propria felicità ma un banale accumulo di "cose". Questo discorso viene portato avanti entrando intimamente nelle psicologie dei personaggi, con paragrafi in cui i loro punti di vista vengono descritti con precisione e compartecipazione. In certi momenti particolarmente forti, come nel finale, si assiste anche a esperimenti letterari tra cui la rinuncia alla punteggiatura, espediente che contribuisce notevolmente a rendere palpabile la confusione mentale vissuta dal protagonista. Molto interessante è come si passa da un capitolo all'altro, con salti temporali non precisati nella quantità, il tutto utilizzando le carte dei tarocchi come introduzione: non di rado, la carta che introduce il capitolo viene richiamata esplicitamente nelle pagine successive.
Un brillante lavoro letterario, a lungo sottostimato, ma dopo la seconda guerra mondiale buona parte delle figure intellettuali "di sinistra" subirà una vera e propria cancellazione: oggi il rischio di un ritorno di questa reale cancel culture (non quella fittizia in cui credono di vivere i reazionari di tutto il mondo) è purtroppo più concreto che mai.

4: La mano destra del destino - di Mike Mignola

Pancake
[PANCAKES]
A Mignola viene chiesto di realizzare una storia su Hellboy bambino: lui non impazzisce per l'idea ma realizza due pagine in cui il personaggio mangia pancake. Divertissement, ma con una buona dose di squisita assurdità.

La natura della bestia
[THE NATURE OF THE BEAST]
Tra le prime storie escogitate da Mignola su Hellboy, ma realizzata effettivamente dopo diversi anni, The Nature of the Beast mostra il club Osiris affidare un ammazzamento di drago al diavolo "supereroe": interessante.

Re Vold
[KING VOLD]
Mescolando insieme alcune leggende, Mignola costruisce un'interessante storia ambientata in Norvegia: buona, sul piano contenutistico, l'idea di avere come personaggio comprimario un amico di Trevor Bruttenholm (il padre adottivo di Hellboy) che si rivela essere caratterialmente diverso da come viene presentato.

Teste
[HEADS]
Ispirato a un racconto giapponese, a quanto pare è tra i lavori preferiti di Mignola: molto affascinante e con una buona atmosfera.

Arrivederci, signor Tod
[GOODBYE, MISTER TOD]
Nato come idea per una miniserie senza Hellboy, questa storia riprende atmosfere criptiche lovecraftiane con un buon ritmo: breve, ma intrigante.

Il Vârcolac
[THE VÂRCOLAC]
Ispirato a una leggenda, la storia è molto breve (con finale beffardo) ma assai affascinante, soprattutto nell'immaginario.

La mano destra del destino
[THE RIGHT HAND OF DOOM]
Pubblicato inizialmente in bianco e nero, secondo quanto dichiara Mignola questa storia nasce per attirare l'attenzione sulla mano destra di Hellboy (a quanto pare poca gente era curiosa a riguardo): è sostanzialmente un recap della storia di Hellboy, molto utile per fare il punto della situazione, ma c'è anche un pizzico di tragedia.

Una scatola piena di malvagità
[BOX FULL OF EVIL]
Mignola affronta nuovamente la "mano destra del destino" facendo scontrare Hellboy con un demone a lungo imprigionato: con riferimenti a Poe (Usher), la storia mette in luce il tema del libero arbitrio, grazie anche a un epilogo scritto diversi anni dopo.

3: La bara incatenata e altre storie - di Mike Mignola

Il cadavere
[THE CORPSE]
Nel 1995, spinto da una richiesta di storie di Hellboy dalla Dark Horse, Mike Mignola ha modo di trattare una leggenda irlandese che lo affascinava, realizzando The Corpse.
Storia tradizionale, quasi mitologica (erculea, se vogliamo), di eroe impegnato in una serie di missioni per ottenere uno scopo nobile (una bambina da riportare), l'opera contiene un intrigante accenno di malinconia per un mondo magico in via d'estinzione. Notevole.

Scarpe di ferro
[IRON SHOES]
Come ammette Mignola nell'introduzione, non è propriamente una storia compiuta ma più una sorta di "piccolo strano incidente", io direi una sequenza action con intro didascalico ed epilogo, ma si legge volentieri.

Baba Yaga
[THE BABA YAGA]
Mignola, avendo accennato in una storia precedente che Hellboy aveva sparato a un occhio della nota strega folkloristica russa Baba Yaga, realizza questa breve ma avvincente opera in cui mostra, appunto, questo fatto.

Un Natale sottoterra
[A CHRISTMAS UNDERGROUND]
Mignola riprende una storia letta e la trasforma in uno speciale natalizio di Hellboy: il risultato è un'opera semplice nella narrazione, anche tradizionale, ma intrigante e coinvolgente, e inoltre il Protagonista viene scambiato per Babbo Natale (molto buffa come immagine).

La bara incatenata
[THE CHAINED COFFIN]
Riadattando ancora una volta una leggenda, Mignola racconta anche le origini di Hellboy, ovvero sua madre (una donna) e suo padre (il diavolo), senza esprimere giudizi, e questo lo rende prezioso ai miei occhi: memorabile!

I lupi di st. August
[THE WOLVES OF SAINT AUGUST]
Tra le prime (brevi) storie di Hellboy, dopo il debutto ufficiale con Seed of Destruction, The Wolves of St. August ha un po' di azione "grezza", una narrazione semplice, ma affascina nel tratto tipicamente aguzzo di Mignola e si sente un certo dramma, nell'antagonista, sulla sua famiglia.

Quasi un colosso
[ALMOST COLOSSUS]
Sorta di (secondo) epilogo di Wake the Devil, Almost Colossus vede Liz in pericolo di vita e l'homunculus, intravisto nel fumetto sopra citato, alle prese con un fratello folle: tra numerosi rimandi a Frankenstein (Film di Whale e Romanzo di Shelley), il fumetto affascina e propone intriganti spunti di riflessione su umanità e delirio di onnipotenza.</p>

M. [2]: L'uomo della provvidenza - Antonio Scurati

Il romanzo prende in esame gli anni del consolidamento del potere fascista, dal 1925 al 1932 (gli anni '20 e i '30 sono separati da una "dissolvenza in nero", come se fosse la dicitura "fine primo tempo" e al contempo "inizio secondo tempo"). Come nel romanzo precedente, anche qui Scurati punta su una narrazione corale, accompagnando il tutto con documenti storici. Anche stavolta, il ritratto di benito mussolini, il padre fondatore delle destre estreme attualmente al governo in italia, usa, ungheria, israele, russia e via discorrendo, viene umanizzato non per renderlo più empatico ma per smantellarne l'aurea mitica (sia divinizzata sia demonizzata) che lo avvolgeva in vita e che, purtroppo, ha continuato ad avvolgerlo anche dopo la disfatta. Qui assistiamo a una profonda divisione interna tra il mussolini pubblico, sempre più vittorioso e sempre più popolare, e il mussolini privato, un uomo che sta perdendo sempre di più la propria dimensione umana e, con essa, sta perdendo le persone umanamente a lui più vicine e realmente fedeli, in nome di un simbolo astratto che trionfa nell'inquietante finale.
Un altro ottimo romanzo, utile per capire meglio (senza però sostituire lo studio effettivo della Storia) il fenomeno del fascismo e vedere le analogie tra passato e presente, possibilmente per combattere al meglio il nuovo volto della destra totalitaria.

La svastica sul sole - Philip K. Dick

Bisogna raccogliere un bel po' i pensieri, e probabilmente servono ulteriori letture (in inglese, possibilmente) per trattare al meglio i contenuti di questo romanzo. Intanto, velocemente, mi limito a dire che Dick non si limita a proporre una narrazione alternativa del post-seconda guerra mondiale con la vittoria dell'asse ma, attraverso una narrazione corale, tratteggia un mosaico sociale dove il controllo, al contempo totalitario e caotico, dei regimi dittatoriali si scontra con l'imprevedibilità individuale umana e le contraddizioni intrinseche di ogni persona, al contempo convinta fautrice di essere protagonista attiva della propria vita eppure altrettanto coscientemente pedina di profezie più o meno inquadrate in schemi religiosi o para-religiosi. Squarci della realtà extra-narrativa (non parlo del romanzo fittizio presente nel libro, che propone un'ulteriore realtà alternativa, ma quei momenti, nel finale, in cui alcuni personaggi arrivano a vedere - forse - il "nostro" mondo) consolidano l'impressione che, sotto sotto, la seconda guerra mondiale non si è conclusa, neanche nella nostra realtà, esattamente come pensiamo si sia conclusa: gli strascichi totalitari dei regimi fascio-nazisti, infatti, sono presenti nel sistema capitalista che ancora oggi domina, con chiari segnali di declino, le società.
Chiudo qui questo mio delirio, rimandando a una prossima lettura riflessioni più precise. Mi incuriosisce, ora, la serie tv.

Vedi tutti

Ultimi post inseriti nel Forum

Nessun post ancora inserito nel Forum

I miei scaffali

Le mie ricerche salvate

Non vi sono ricerche pubbliche salvate