L'aria che mi manca. Storia di una corta infanzia e di una lunga depressione
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Schwarcz, Luiz - Francavilla, Roberto

L'aria che mi manca. Storia di una corta infanzia e di una lunga depressione

Abstract: Luiz Schwarcz porta con sé la storia di una famiglia che ha abbandonato tutto per sfuggire al terrore nazista: suo padre, ebreo ungherese, è riuscito a fuggire, solo, da un treno diretto al campo di sterminio di Bergen-Belsen, lasciando il padre Láios nel vagone che lo avrebbe portato alla morte; la madre, ebrea croata, ha dovuto memorizzare all'età di tre anni un nuovo nome, falso, per intraprendere con la famiglia un viaggio che li avrebbe portati prima in Italia e poi dall'altra parte dell'Atlantico. I due, André e Mirta, si sono conosciuti in Brasile, con i rispettivi dolorosi ricordi del tragico passato che pesavano sulla loro nuova vita. Figlio unico, Luiz, ancora giovane, ha sentito di essere responsabile dell'eliminazione della colpa che André portava per non essere riuscito a salvare il proprio padre – il nonno dell'autore – e si è visto come il legame che teneva stabile il matrimonio di André e Mirta, un'unione piena di silenzio, dolore e incompatibilità. Assumere questo ruolo, però, sarà fonte di angoscia che lo accompagnerà per tutta l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta. Recuperando con franchezza questi ricordi, Luiz Schwarcz costruisce un racconto toccante e preciso di come depressione e traumi, suoi e altrui, possano togliere il fiato a chiunque e rimanere latenti in esistenze in apparenza di successo.


Titolo e contributi: L'aria che mi manca. Storia di una corta infanzia e di una lunga depressione

Pubblicazione: Feltrinelli Editore, 20/01/2022

EAN: 9788807034824

Data:20-01-2022

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 20-01-2022

Luiz Schwarcz porta con sé la storia di una famiglia che ha abbandonato tutto per sfuggire al terrore nazista: suo padre, ebreo ungherese, è riuscito a fuggire, solo, da un treno diretto al campo di sterminio di Bergen-Belsen, lasciando il padre Láios nel vagone che lo avrebbe portato alla morte; la madre, ebrea croata, ha dovuto memorizzare all'età di tre anni un nuovo nome, falso, per intraprendere con la famiglia un viaggio che li avrebbe portati prima in Italia e poi dall'altra parte dell'Atlantico. I due, André e Mirta, si sono conosciuti in Brasile, con i rispettivi dolorosi ricordi del tragico passato che pesavano sulla loro nuova vita. Figlio unico, Luiz, ancora giovane, ha sentito di essere responsabile dell'eliminazione della colpa che André portava per non essere riuscito a salvare il proprio padre – il nonno dell'autore – e si è visto come il legame che teneva stabile il matrimonio di André e Mirta, un'unione piena di silenzio, dolore e incompatibilità. Assumere questo ruolo, però, sarà fonte di angoscia che lo accompagnerà per tutta l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta. Recuperando con franchezza questi ricordi, Luiz Schwarcz costruisce un racconto toccante e preciso di come depressione e traumi, suoi e altrui, possano togliere il fiato a chiunque e rimanere latenti in esistenze in apparenza di successo.

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