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Qui non solo trovi recensioni e consigli di lettura, ma puoi partecipare agli appuntamenti del gruppo di lettura e confrontarti in libertà sui temi più disparati.

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È un libro strong, dal forte impatto emotivo, che fonde con straordinaria lucidità il memoir autobiografico e il romanzo d'inchiesta. L'autrice intreccia la propria giovinezza, segnata da una relazione tossica e abusante, con i femminicidi della cugina del padre Emma e di Chahinez Daoud. Quest'ultimo è un caso di cronaca che ha sconvolto la Francia a causa delle gravi e drammatiche inefficienze del sistema giudiziario. Le tre storie scorrono in parallelo in una narrazione in cui la ricostruzione documentale dei fatti riattiva nell'autrice ricordi e ferite mai rimarginate, creando un continuo e doloroso ponte tra il vissuto personale e la cronaca nera.Il racconto analizza a fondo i meccanismi universali della violenza di genere, partendo dall'iniziale irretimento tramite il controllo psicologico e il grooming, fino a un'escalation paranoica e ossessiva. I carnefici, descritti come uomini gelosi fino al delirio, trasformano le mura domestiche in una vera e propria prigione. Eppure, nel libro non vengono mai chiamati con il loro nome completo, ma solo attraverso le iniziali. Questa precisa scelta stilistica nega loro qualsiasi protagonismo e riflettore criminale, spostando il focus unicamente sulle vittime per conferire al testo un valore universale. È un'analisi che fa rabbrividire e tocca nel profondo, svelando come il trauma rimanga impresso nella mente come un "angolo morto". L'autrice esplora senza filtri la paura, la rabbia e i devastanti sensi di colpa che la portano, ancora oggi, a giudicarsi duramente per non essere fuggita prima, descrivendo la fatica immensa nel dismettere quella "corazza" psicologica costruita per sopravvivere alla sottomissione.Il testo si allarga oltre la dimensione privata per raccogliere i dati statistici sull'allarmante brutalità del fenomeno, le testimonianze di amici e conoscenti spesso segnate da silenzi o minimizzazioni, e il dolore straziante delle madri delle vittime, che sembrano perdere una parte di sé insieme alle figlie. Lo stile adotta una scrittura intensa, cruda e frammentata che passa con naturalezza dal registro giornalistico a quello saggistico e letterario, utilizzando immagini feroci come il paragone tra il carnefice e un pesce cane che insegue la preda. Un'opera necessaria e affilata come una lama, che squarcia il silenzio per trasformare il trauma privato in un grido universale, dimostrando che dare voce a chi è stata spenta è l'unico modo per iniziare a guarire.

Cosa rende questo romanzo, ambientato in Inghilterra a cavallo tra il Seicento ed il Settecento, in cui si raccontano vicende lontanissime dal nostro oggi, un classico?
Quali sono i fattori che gli hanno permesso di superare la patina del tempo e di presentarci una storia fresca, interessante, avvincente, credibile?
Pubblicato nel 1869, il romanzo, attraverso un intreccio ricco di colpi di scena, tratta diversi temi cari ad Hugo: la critica della disparità sociale, accentuata dalla contrapposizione tra la modernità della repubblica e l'obsolescenza della monarchia, il rifiuto della pena di morte- che Hugo definisce "legge in forma di una forca"-, la riflessione sulla deformità presentata attraverso il protagonista, Gwynplaine, l'uomo che ride, e sulla disabilità resa attraverso la cecità di Dea, l'interpretazione di un ambiente in cui gli animali possano avere tratti umani, come per il lupo Homo.
Temi complessi, dibattuti ancora ai nostri giorni.
La lettura del testo è impegnativa sia per la corposità sia per il linguaggio sia per la complessità della storia ma non delude mai il lettore.

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