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Milano : Mondadori, 2013
Abstract: Il 29 luglio 1983 la mafia fa esplodere un'autobomba in via Pipitone Federico a Palermo: muoiono il giudice Rocco Chinnici, gli uomini della sua scorta e il portiere dello stabile dove il magistrato viveva insieme alla moglie e ai figli. Rocco Chinnici era da tempo nel mirino. Innovatore e precursore dei tempi, aveva intuito che, per contrastare efficacemente il fenomeno mafioso, era necessario riunire differenti filoni di indagine, comporre tutte le informazioni e le conoscenze che ne derivavano. Per farlo, riunì sotto la sua guida un gruppo di giudici istruttori: Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Giuseppe Di Lello. L'anno dopo la sua morte, questo gruppo prenderà il nome di pool antimafia. La storia ci tramanda come e perché Rocco Chinnici sia stato ucciso. Ci tramanda un eroe. A lui però non sarebbe piaciuto essere chiamato così. Era prima di tutto un uomo, un padre, cui è toccata in sorte una vita straordinaria, o forse un destino, che lui ha scelto di assecondare fino alle estreme conseguenze. Dopo decenni di silenzio, Caterina Chinnici, la figlia primogenita - a sua volta giudice, a sua volta impegnata nella lotta alla mafia, a sua volta sotto scorta - sceglie di raccontare la loro vita di prima, serena nonostante le difficoltà, e la loro vita dopo. Sceglie di raccontare come lei, i suoi fratelli e la madre abbiano imparato nuovamente a vivere e siano riusciti a decidere di perdonare: l'unico modo per sentirsi degni del messaggio altissimo di un padre e un marito molto amato...
17 marzo 2018 alle 22:05
Leggere questo libro e non piangere è una grande sfida...ed io l'ho persa.
La vita di Rocco Chinnici, giudice siciliano ucciso dalla mafia, raccontata dalla figlia Caterina non lascia indifferenti.
Siamo abituati a sentire di queste persone come vittime della mafia, uomini di legge che combattono per la legalità e per i loro e nostri ideali.
Ma spesso dimentichiamo che sono uomini normalissimi, con una vita propria, una famiglia, degli affetti che li rendono umani e vulnerabili come tutti noi.
Rocco Chinnici, oltre che giudice, era un marito, un papà di tre figli, con tutti i pregi e i difetti di un papà, con due manone forti ma nello stesso tempo tenerissimo e struggente verso le sue creature.
E leggere della sua vita e della sua eterna lotta alla mafia mi ha lasciato un'amarezza infinita, ma nello stesso tempo una speranza perché persone come lui ce ne sono ancora e fanno tanto ancora, non solo negli uffici e nelle magistrature, ma anche andando nelle scuole, tra i giovani, a parlare di legalità e valori umani forti, proprio come sua figlia e persone come lei.
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