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Roma : E/O, 1988 (stampa 2017)
Abstract: Praga, fine del XVI secolo. Sulla città regna Rodolfo II, imperatore del Sacro Romano Impero, collezionista, mecenate delle arti e delle scienze, uomo eccentrico e misterioso. Vive arroccato nel Castello, circondato da alchimisti, astrologi, pittori, servitori fedeli e imbroglioni di ogni risma. Ama una donna di nome Esther, moglie dell’ebreo Mordechai Meisl, l’uomo che gli presta il denaro per la sfarzosa ed eccentrica vita di corte, ma è un amore che esiste solo nei sogni, perché così ha voluto Rabbi Lo¨w, autore di sortilegi, cabalista e artefice del Golem. Dentro questa Praga magica e perduta Leo Perutz intreccia le sue invenzioni narrative, fantastiche e poetiche, intorno a un perno che è l’inestricabile intreccio dei destini dei due rivali, Rodolfo e Mordechai, il Cristiano e l’Ebreo, entrambi grandi, entrambi perdenti.
4 gennaio 2026 alle 20:28
È un romanzo storico incentrato sulla figura dell'imperatore Rodolfo II e l'antico ghetto ebraico, a cui si aggiungono elementi di fantasia e realismo magico, che attingono spesso al folklore, alle leggende ed alla religione ebraica. L'autore Leo Perutz si avvale di un'accurata ricostruzione storica che ripercorre la biografia di Rodolfo II, mantenendone l'indole e gli interessi, tra cui l'arte e l'occulto, in una corte ricca di artisti, scienziati, alchimisti, astrologi. Altra figura storica reale presente nel libro è quella del rabbino Rabbi Low. Molto particolare è la struttura del libro, che si presenta con una serie di racconti apparentemente indipendenti, ma che in realtà hanno un fulcro comune nella ricorrenza di determinati personaggi, in particolare l'imperatore e l'ebreo Meisl, ma anche chi ruota spesso intorno ad essi, creando una sorta di filo e di trama, che in questa disgiunzione potrebbe risultare debole e che, invece, si ripresenta con forza. I veri legami tra i personaggi più frequenti si svelano poco alla volta, addirittura quasi in chiusura, creando una sorta di trama circolare. Anche il narratore esterno non compare dall'inizio, ma si intrufola inaspettatamente rivelando che si tratta di storie raccontate dal suo precettore, imparentato alla lontana con Meisl. Si fatica ad entrare in sintonia con il ritmo della storia, forse proprio per questo stile frammentario. Ma ciò con cui ho avuto più difficoltà sono i temi legati alla tradizione religiosa ebraica, con numerose citazioni di figure a me ignote. Molto interessante l'ambientazione nel ghetto, con le sue vie strette, tortuose, i passaggi bui e le case decadenti ed il ponte Carlo che fa da confine tra cristiani ed ebrei, toccando il tema della persecuzione, la diaspora, le dispute religiose. Altro tema ricorrente è quello degli attriti politici tra boemi e spagnoli. Una lettura non semplice, non affine ai miei gusti, ma che in qualche modo non mi ha permesso di abbandonare il libro e che ho sicuramente rivalutato positivamente dopo aver approfondito la biografia di Rodolfo II.
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