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Una giornata di Ivàn Denìsovic
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Solzenicyn, Aleksandr Isaevic

Una giornata di Ivàn Denìsovic

Roma : Biblioteca economia Newton, 2008

Abstract: Quando, nel 1962, apparve sulla rivista Novyi Mir questo romanzo, tra i più noti e discussi di Solzenicyn, fu chiaro che qualcosa di completamente nuovo stava accadendo nella letteratura sovietica: per la prima volta, infatti, si osava descrivere la realtà dei campi di concentramento stalinisti, sebbene, come ebbe a dire Tvardòvskij, il racconto evitasse volutamente di porre in risalto quelle aperte violazioni alla legalità sovietica che si esprimono in orrende crudeltà e arbitrii. Con questa narrazione piana, precisa, puntigliosa, priva di astio di una delle giornate più ordinarie della vita del campo, dalla sveglia alla ritirata, Solzenicyn ci ha consegnato il racconto di un incubo che ha assunto il valore storico e letterario di una liberazione. E accanto al dubbio, al sospetto, alla tensione diffusa che avevano avvelenato la vita dei sovietici negli anni Trenta, ci sono qui il paesaggio, la lingua e l'anima della Russia che pervadono la ricerca espressiva del grande scrittore.

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Utente 10129
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È un breve romanzo che prende spunto dall'effettiva reclusione dell'autore Aleksandr Solženicyn in campi di lavoro forzato staliniano. L'autore descrive la giornata tipo di un semplice detenuto, mostrando i suoi timori e le sue strategie per non soccombere al gelo, alla fame e all'intenso e logorante lavoro. Appaiono evidenti le varie gerarchie e l'importanza del lavoro di squadra, dal momento che l'errore di uno ricade su tutti. Per quanto sfiancante, il lavoro diventa per assurdo anche un mezzo per scaldarsi. L'autore si dilunga sulla descrizione del lavoro di muratura in cui il protagonista ed i suoi compagni sono impegnati. La scrittura è scorrevole e la trama si svolge nell'arco di una giornata, come preannuncia il titolo stesso. Per quanto non si possa negare l'orrore del tema, personalmente ho trovato poco incisiva la descrizione di Solzenicyn, nel senso che non ho ritrovato le immagini devastanti e sovrumane percepite invece in altre opere. Qui il protagonista vive sì di stenti, ma non è mai rimasto senza cibo, non è mai stato punito, non ha mai assistito a particolari violenze inflitte dai superiori. Sembra quasi che l'autore voglia scansare i ricordi più dolorosi. Una lettura che purtroppo non mi ha toccata nel profondo.

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