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Reggio Emilia : Miraviglia, 2012
Abstract: Nel 1878 due illusionisti, Angier e Borden, si scontrano dietro le quinte di un sensazionale prodigio. Da quel momento la loro vita è segnata: in una ragnatela di trappole e sotterfugi arriveranno entrambi all'apice del successo, piegheranno la realtà al loro volere per cercare ognuno la rovina dell'altro, senza accorgersi di inseguire, allo stesso tempo, la propria distruzione. La presentazione, il colpo di scena, il trucco: questi i tre elementi attraverso cui si dispiega il romanzo. Angier reputa Borden colpevole della morte della moglie e fra i due inizia uno scontro a colpi di tradimenti. Si contenderanno i teatri, la bella Olivia e i segreti dei loro numeri. Ma ciò che interessa loro veramente è scoprire il più grande fra i trucchi: il trasporto umano. Per realizzarlo Angier si rivolge a Tesla, personaggio enigmatico che mescola sapere scientifico e dimensione fantastica. Il finale non consola, non pone fine ai dubbi fra reale e immaginario, fra inganno e illusione, fra unicità e doppio. Ai discendenti di Angier e Borden, marchiati da un'oscura eredità di segreti impronunciabili, resterà il difficile compito di ricomporre un puzzle di ricordi confusi. Ma la verità, a volte, dovrebbe rimanere nascosta.
5 dicembre 2025 alle 19:49
Il Regista di Memento, co-sceneggiatore insieme al fratello Jonathan, apporterà diverse modifiche alla narrazione, la più vistosa delle quali è l'assenza di una cornice narrativa in cui due eredi, rispettivamente, di Borden e Angier si ritroveranno per cercare di svelare il mistero di un evento della loro infanzia e, per farlo, leggeranno i diari dei loro antenati.
Ulteriori differenze riguardano elementi specifici dei due differenti "prestigi" (soprattutto quello di Angier presenta una forte divergenza, con un effetto più "spettrale" nel Libro e più inquietante nel Film) e i motivi alla base della rivalità tra i due prestigiatori: nella narrazione di Borden ho quasi avuto l'impressione che le personalità dei due protagonisti vengano per certi versi scambiate nel Film, con Borden che da "tradizionalista" della prestigiazione nell'Opera di Priest diventa un "provocatore" in quella di Nolan e, viceversa, Angier che, da "provocatore" (e persino spiritista, in una parentesi professionale) nel Romanzo si "converte" a "istituzionale" nel Film.
Altro elemento di smarcamento tra Romanzo e Film si trova nella struttura, perché il primo è costruito "à la Rashomon", con prima la narrazione secondo il punto di vista di Borden e poi secondo quello di Angier, mentre il Film monterà in parallelo i due sguardi, però questa a mio avviso è una differenza quasi inevitabile considerando le specificità della Letteratura e del Cinema.
Comunque, va detto che le differenze "narrative" tra i due Lavori non si traduce in uno snaturamento del materiale letterario nel mezzo cinematografico ma, e questo prova l'autorialità (seppur altalenante nell'effettiva qualità filmografica), di Nolan, che di fatto riuscirà, nel suo Film, a rielaborare il materiale di Priest assorbendolo completamente nella propria Poetica, ottenendo come risultato uno dei suoi Lavori in assoluto migliori insieme a Memento. Inoltre, bene o male, a parte per l'epilogo la soluzione del duplice "enigma" resta sostanzialmente invariato, così come la scelta di svelare entrambi i misteri soltanto sul finale, seppur seminando indizi qua e là, anche e soprattutto nel "non detto".
Tornando all'Opera di Priest, ho apprezzato moltissimo la scelta di "interpretare" i due protagonisti costruendo i due diari su due stili totalmente differenti, auto-conflittuale da un capitolo all'altro per quanto riguarda il resoconto di Borden, meticoloso se non addirittura "pitimo" (ma con chiusura "a sorpresa") per quel che riguarda la storia di Angier. Va sottolineato che anche i capitoli incentrati sui personaggi eredi dei due illusionisti presentano una caratterizzazione unica: l'erede di Borden sembra che stia avendo un monologo interiore, quella di Angier entra, come intermezzo tra i due antenati, nel vivo di un discorso rivolto direttamente all'altro, per poi trasformarsi in narrazione in terza persona nella chiusura.
A livello tematico, Priest fa sentire molto bene il Tema della rivalità sviscerandone l'inutilità e l'auto-dannosità, sia in passaggi impliciti sia in discorsi espliciti. Si respira anche, o almeno io l'ho respirata ("faziosamente"), una critica alla competizione: interessante è notare come, tanto Borden quanto Angier, esprimano una visione molto positiva dei rapporti che stringono con gli individui con cui collaborano (professionalmente, ma anche sentimentalmente), mettendo in luce l'aspetto cooperativistico del mondo dell'illusionismo. Per contrasto, la loro rivalità porta, come accadrà anche nel Film, a compromettere i risultati di entrambi i personaggi, danneggiando anche l'impatto col pubblico (un altro aspetto affrontato nel Romanzo è proprio la questione del pubblico). Rilievo particolare viene dato anche alle questioni economiche, con Angier che, nel suo diario, arriva arriva ad annotare alcuni incassi annuali dei suoi spettacoli.
Chiudendo, The Prestige si è rivelato un Romanzo molto avvincente, complementare all'altrettanto riuscito Film, e quindi mi auguro in futuro di poterlo rileggere in inglese.
Anche perché la traduzione presentava diversi refusi.
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