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Roma : Voland, 2025
Abstract: Un romanzo su quanto dobbiamo ai nostri padri, su cosa ci fa essere quelli che siamo e una dichiarazione d’amore struggente: un figlio assiste il padre durante una lunga e crudele malattia. Lo ricorda lavorare in giardino, curare le piante da frutto, i fiori… pian piano il campo visivo si allarga ai vicini, ai conoscenti, all’intera Bulgaria povera e dignitosa. Con l’abituale maestria Georgi Gospodinov ci racconta la vita di un uomo e le storie che compongono un’esistenza, ogni esistenza. Perché la fine dei nostri padri è la fine di un mondo.
28 ottobre 2025 alle 22:39
È un memoir intimo e commovente in cui l'autore Georgi Gospodinov ripercorre gli ultimi mesi di vita del padre malato di cancro ed appassionato di giardinaggio. Ma è anche una sorta di saggio sul tema del lutto, della morte o, meglio, della malinconia per la vita che se ne va e per l'assenza di chi abbiamo amato. L'incipit del libro "Mio padre era giardiniere. Ora è in giardino." entra subito a piede duro sulla tematica della morte, senza lasciare scampo sul suo essere inesorabile ed inevitabile. Il libro è in prima persona e la voce narrante è quella dell'autore stesso, che mostra tutta la propria fragilità e l'amore nei confronti del padre, di cui ricorda storie divertenti ed aneddoti, e frasi ricorrenti che lo caratterizzavano. Infatti non si può parlare della morte senza fare altrettanto della vita, che riaffiora nei ricordi. A volte bastano semplicemente degli odori o dei gusti per rievocare una persona. L'autore esterna diversi sentimenti: dalla rabbia verso la malattia che non si limita a portare via il malato ma lo umilia nel debilitarlo, al senso di colpa del malato che si avverte come un peso per i parenti o il senso di colpa di chi continua ad interrogarsi sulla cosa migliore da fare affinché il malato soffra il meno possibile, dal senso d'impotenza di fronte alla morte e alla vita che continua nonostante tutto, al senso di smarrimento di fronte all'utilizzo di oggetti appartenuti ai propri cari. Quello di Gospodinov è un lungo viaggio che alterna speranza e disperazione, soprattutto alla luce delle parole disumane e pugnalanti dei medici. Molto bella l'immagine che la resurrezione e l'immortalità siano delle idee botaniche, dal momento che le piante sanno come morire per tornare in vita. Diversi i riferimenti anche alla cultura bulgara, particolarmente fredda, in cui l'amore non viene espresso a parole ma attraverso gesti ed attenzioni e ai rituali legati al lutto e alle credenze sull'anima. Interessante anche l'analisi della figura del padre, la cui assenza domina il cristianesimo, il socialismo e la letteratura e che viene sempre associata all'organo disciplinare della famiglia con il suo ruolo da castigatore. Numerosi gli accenni a libri, poesie o quadri a tema. L'autore utilizza un stile principalmente dialogico, riportando sia conversazioni con il padre che con il lettore. Ne risulta un libro toccante, terapeutico per chi, come l'autore, ha affrontato lo stesso dolore e avvolto da tanta tenerezza.
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