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La strada
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McCarthy, Cormac

La strada

Torino : Einaudi, 2007

Abstract: Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...

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Utente 10129
204 posts

È un breve romanzo di fantascienza, distopico, inserito in un contesto apocalittico, alla fine di un mondo, ormai ridotto in cenere, quasi fosse un "disegno a carboncino". Vi sono pochissimi personaggi, che si dividono tra buoni e cattivi, a testimonianza del numero esiguo di sopravvissuti di fronte a questa rovina completa. La trama, se si vuole, risulta monotona, in questa estenuante lotta per la sopravvivenza, in una incessante ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti e di qualcosa che scaldi e protegga dal clima sempre più ostile. Eppure ciò che trasmette è un forte senso di angoscia, di inquietudine, in cui aleggia costantemente la presenza della morte. I protagonisti devono fare i conti con la fame, il freddo, l'assenza di mezzi, la solitudine, la paura, cercando di bastare a sé stessi, diventando "l'uno il mondo intero dell'altro". Vi sono numerosi dialoghi tra i due: diretti, incisivi, realistici, in cui lo spazio per la speranza è sempre troppo ristretto. Padre e figlio traggono forza uno dall'altro ed è il loro unico conforto, in una spaventosa realtà da cui non trovavo rifugio e sollievo nemmeno nei sogni. Sono presenti scene forti, violente, disumane, che gli occhi di un bambino non dovrebbero conoscere e che, invece, lo catapultano in uno scenario terrificante, dominato dalla paura, dall'incertezza, dallo sconforto. Commovente e toccante il desiderio del piccolo di poter aiutare chi si trova nella stessa condizione, di non fare del male a nessuno. Il libro è indubbiamente ben scritto, sia nella descrizione dell'ambientazione sia nella capacità di trasmettere le sensazioni dei personaggi. Personalmente avrei gradito un approfondimento sulle cause e gli eventi scatenanti di una tale distruzione, ma impossibile non riconoscere la bravura di Cormac McCarthy ed apprezzare questa sua opera.

Utente 44234
46 posts

Un romanzo posto-apocalittico cupo e potente, essenziale, spoglio, sull'amore incondizionato, sulla disperazione e sulla speranza. Il cammino di un padre e di un figlio attraverso un mondo devastato, ridotto cenere e silenzio. La scrittura essenziale, i dialoghi minimi e frammentati, il ritmo lento, ma soprattutto l'assenza di una trama ne fanno una lettura faticosa e monotona. Un romanzo che si apprezza più per il messaggio che per l'esperienza di lettura.

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