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Roma : Fazi, 2015
Abstract: Bastava un solo sguardo, o quasi, per contemplare tutta Butcher's Crossing. Un gruppo di sei baracche di legno era tagliato in due da una stradina sterrata e poco oltre, su entrambi i lati, c'erano alcune tende sparse. Ecco lo sperduto villaggio del Kansas dove, in una torrida giornata del 1873, giunge Will Andrews, ventenne bostoniano affamato di terre selvagge. L'America sta cambiando, la ferrovia in breve scalzerà la tensione verso l'ignoto che aveva permeato il continente, lasciando solo il mito della frontiera. Eppure, il giorno in cui Will sente sotto i piedi la sua terra promessa, esiste ancora la caccia al bisonte, un'esperienza portentosa, cruenta e fondante, archetipo della cultura americana. È questo che il ragazzo vuole: dimenticare le strade trafficate ed eleganti di Boston e rinascere in una terra che lo accolga come parte integrante della natura. Ma in questi luoghi lontani dalla costa orientale e dalla metropoli gli uomini sono legnosi, stremati dall'attesa di un riscatto mai ottenuto e negli occhi custodiscono tutta l'esperienza del mondo. La caccia, l'atroce massacro di cui Will si rende complice, è un momento in cui si addensano simbologie, dove il rapporto tra l'essere umano e la natura diventa grandiosa rappresentazione, ma soprattutto è un viaggio drammaticamente diverso da ciò che il ragazzo si aspettava, da quel che immaginava di scoprire su se stesso e sul suo paese.
5 giugno 2025 alle 22:35
È un romanzo western capace fin da subito di proiettare il lettore nel far west, viste le descrizioni molto accurate. L'autore John Williams si serve di un paese di finzione, Butcher's Crossing, localizzato tra Kansas e Colorado. I personaggi non sono numerosi e vengono delineati nelle loro peculiarità e nei tratti distintivi del carattere, benché ampio spazio venga dato solo alle sensazioni ed alle emozioni del protagonista Andrews. Il ritmo è molto, molto lento e la scrittura decisamente descrittiva, anche se sono previsti dei diversivi grazie ai dialoghi tra i vari personaggi. La scrittura è anche molto evocativa e rende possibile immaginare ogni vicenda descritta, anche le più crude, seppur con un certo disagio. L'autore riesce molto bene a riportare i pochi fatti in maniera assolutamente realistica, ma bisogna dire che la trama pecca, essendo un po' piatta e poco coinvolgente. Emergono alcune riflessioni importanti sul potere della natura che ci si illude erroneamente di controllare, sui disagi di un viaggio e la conseguente trasformazione fisica e mentale, sullo spirito di sopravvivenza, sulla sensazione che il tempo non scorra mai quando ci si ritrova in un'abitudine soffocante. Solo nell'epilogo aumenta un po' il ritmo. Benché la lettura non mi sia dispiaciuta, devo dire che ho preferito di gran lunga altri libri sul genere, visto che questo non mi ha coinvolta dal punto di vista emotivo.
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